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Da circa un mese è letteralmente esplosa il tutta Italia, Piacenza compresa, una catena di messaggi telefonici ed e-mail che invoca la necessità di sangue B+ da trasfondere urgentemente ad un bambino ricoverato presso l’ospedale pediatrico Meyer di Firenze. Ovviamente, il centralino dell’ospedale Meyer è ogni giorno letteralmente intasato dalle telefonate di accorati cittadini che si offrono per aiutare il bambino. In realtà l’emergenza, che effettivamente c’è stata ai primi di marzo, era già stata prontamente sopperita attraverso i normali canali del Servizio Sanitario Nazionale, poiché il gruppo sanguigno in questione era normalmente disponibile presso i servizi trasfusionali della regione Toscana.
Purtroppo fenomeni come questo non sono nuovi nel mondo trasfusionale, e spesso hanno come protagonisti dei bambini: catene di messaggi, incontrollati, girano per settimane, mesi, creando solo del disagio alle strutture sanitarie e della confusione nei cittadini italiani. Vale la pena rimarcare il fatto che la rete dei servizi trasfusionali italiana è deputata a garantire l’autosufficienza regionale di sangue ed emoderivati per tutte le necessità quotidiane, ordinarie e pre gestire le situazioni di emergenza. Se esiste, come può essere, carenza di sangue in un determinato ospedale, ad esempio il nostro, il coordinamento regionale (nel caso Bologna) provvede in tempo reale a reperirlo presso altri ospedali della regione (esempio Parma) o, se non disponibile (raramente) anche fuori regione. Del sistema sanitario regionale fa parte attiva l’associazionismo del sangue: a Piacenza gli iscritti all’Avis, donatori volontari, periodici, che donano gratuitamente il proprio sangue 2-3 volte all’anno con regolarità e sotto stretto controllo medico. La periodicità della donazione è un elemento molto importante per la sicurezza del sangue, perché il donatore periodico è sottoposto ad esami di controllo sullo stato di salute più volte l’anno, sia mediante esami di routine che per la prevenzione della trasmissione di malattie attraverso la trasfusione (AIDS – epatite..). Raccomandiamo pertanto a tutti i piacentini di rivolgersi sempre agli interlocutori interessati, ovvero al Centro Trasfusionale di Piacenza o alle sedi Avis presenti sul territorio, e non lanciare MAI catene di messaggi che diventano inevitabilmente incontrollabili, generando solo falsi allarmi. Segnalate prontamente eventuali catene di S.Antonio, e soprattutto non contribuite a perpetuarle: il sangue serve sempre, è vero, ma il sangue si dona, soprattutto nell’emergenza, su invito diretto dell’associazione o del servizio trasfusionale nelle strutture apposite, nel normale circuito della donazione, rivolgendosi a donatori periodici e non occasionali, e attraverso il normale circuito della “distribuzione” ospedaliera lo si trasfonde ai malati. Ricordando però che l’obiettivo del Servizio Sanitario Nazionale, di cui Avis è parte attiva, è l’autosufficienza programmata, rinnovo l’appello ai piacentini affinché diventino donatori di sangue: maggiore sarà il numero dei donatori periodici, più facile sarà sgonfiare sul nascere falsi allarmi come quello in circolazione.
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